Bye bye consumismo

Da questa crisi non si uscirà mai più! Non è una maledizione, ma il frutto di un modesto ragionamento. Ciò che chiamiamo crisi è a mio avviso un cambiamento strutturale che investendo prima la finanza internazionale, e successivamente l’ economia reale hanno  infine stravolto completamente le prospettive della nascente Unione Europea che si trovava a gestire una quantomeno complessa fase di passaggio ed integrazione tra le varie realtà dei paesi che la compongono. L’adozione dell’euro  ha stravolto l’economie di molti stati europei creando una distorsione tra potere d’acquisto e valore della moneta, lasciando così lo spazio ad un’inflazione che ha toccato punte superiori al 70%.

 In paesi come L’Italia il cambio euro/lira è risultato del tutto squilibrato e fuori controllo e di conseguenza ci siamo trovati a fare i conti con una moneta che difatti vedeva ridotto il proprio valore d’acquisto di quasi la metà. Pensiamo ad.es. al valore degli immobili che al momento del cambio fra le due monete  è letteralmente raddoppiato. Quello che costava mille lire è passato ad un euro, e tutto si è svolto nell’assurdo e inspiegabile silenzio delle autorità. In breve il tempo ha fatto il resto, ha creato l’uso e la consuetudine e man mano l’intero mondo economico si è abituato, operando un concambio tacitamente e vergognosamente accettato.

 E’ vergognoso anche il fatto che in pochi hanno avuto il coraggio di parlare apertamente sulla questione e dire chiaramente che il problema era ed è soprattutto nella caduta del potere d’acquisto della moneta dopo l’introduzione dell’euro.

 Questa crisi infatti si poteva verosimilmente prevedere già da allora, ma una strana euforia, una forma di cecità ci ha portato a vivere i primi anni dall’introduzione della moneta unica senza un’adeguata riflessione, forse nell’inconscio tentativo di mantenere lo stile di vita al quale ci eravamo abituati.

 La crisi internazionale, partita da lontano,  ha minato seriamente l’economie di quei paesi , come il nostro, che hanno vissuto gli ultimi  trenta quarant’anni nettamente al di sopra delle proprie possibilità e che l’introduzione dell’euro faceva già oltremodo vacillare. Se la crisi è stata la spallata, siamo come caduti indietro nel tempo. Il Welfare è quasi smantellato, le pensioni di cui godranno le nuove generazione sono state fortemente ridimensionate dall’introduzione del sistema contributivo e l’innalzamento dell’età pensionabile, poi l’aumento delle tasse, la riduzione sempre più profonda del potere d’acquisto dei salari stanno accelerando la crisi del ceto medio sempre più soffocato dalle rate del mutuo e dalla mancanza di prospettive.

 Chi si aspetta che finita la crisi, questo tipo di situazione magicamente muterà si sbaglia di grosso. Piano piano si affermerà un nuovo modello di vita basato su meno risorse a disposizione per ognuno e su un livello di vita nettamente più basso.

Forse senza dirlo apertamente stiamo già voltando  definitivamente le spalle all’epoca del consumismo.

 

                                                  Che sia un bene??


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