Storie di alunni (2)

Che bellezza! Ciò che pensiamo diventi ciò che siamo!  Questo è l’incantesimo che la donna di Ghiaccio svelò all’uomo delle Nevi. Prendo spunto da ciò che il mitico Boban ha scritto alla sfuggente Portsmouth, la fanciulla venuta dal Nord. Che bellezza!

Cercare il genio nascosto in noi senza avere timore d’incontrarlo. Dire come si fa,come ci si può arrivare non sembra un discorso dei giorni nostri. Sembra di trovarsi appunto tra le pagine di un romanzo d’altri tempi.

Scrive Portsmouth: ……perseverare e credere in se stessi e nelle proprie capacità ci porta a raggiungere i nostri obiettivi! Tutti ce la possiamo fare anche quando sembra impossibile…….

Boban risponde con un’inaspettata fermezza: ….non sapere non implica il fatto di non saper fare..spetta solamente a noi decidere se volerlo realizzare..in tal caso dovremmo scontrarci inevitabilmente con i fili della conoscenza..

I due cercano la stessa cosa,anche se sono così lontani e diversi tra loro. Se c’è talento va non solo corteggiato, ma coltivato, energicamente, costretto a mostrarsi, a venire fuori. Se uno riesce ad essere quello che pensa raggiunge il massimo della sua espressione in  qualunque campo di applicazione.

Ecco come si manifesta il talento che comunque ognuno possiede: dalla giusta combinazione tra il sapere e il saper fare. Oggi la chiamano competenza in realtà quando veramente si realizza è un miracolo e si chiama appunto talento.

  Poi misteriosamente com’era arrivato il mitico Boban si allontanò chiudendosi nel suo mantello e stringendo in una  mano il biglietto della bella Portsmouth che lo vide sparire rapidamente tra la nebbia come un cacciatore che insegue la sua preda.

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Storie di alunni

    (La pagella di Gurdon pubblicata dall’Università di Cambridge)

“E’ stato un semestre disastroso. Il suo lavoro è ben lontano dall’essere soddisfacente. Impara a fatica e i fogli dei suoi test sono mezzo strappati. In uno ha preso un 2 su un punteggio massimo di 50. Inoltre si mette nei guai perché non ascolta, e insiste a fare le cose alla sua maniera. Ho sentito che avrebbe l’idea di diventare uno scienziato: un’ambizione ridicola alla luce dei suoi voti attuali. Se non riesce ad apprendere le semplici nozioni della biologia, non avrebbe alcuna possibilità di diventare un esperto. Sarebbe una perdita di tempo, per lui e per i suoi insegnanti”. E’ una bocciatura senza scampo quella ricevuta nel 1949 da un John Gurdon appena 15enne da parte del suo professore di scienze a Eaton, dopo essersi classificato come peggiore tra i 250 studenti del corso. Ma dopo più di sessant’anni sono parole che fanno soltanto sorridere, specialmente quando si ha un premio Nobel in mano…….

Per approfondire: Alle cellule ringiovanite il Nobel per la medicina

Alunnite(2)

L’alunnite non è una malattia mortale! Cominciamo da questo.

Si guarisce di solito con il tempo e la smania di dimenticare, l’oblio cioè.

A volte però di alunnite non si guarisce e allora diventa cronica,come quelle malattie silenziose,apparentemente asintomatiche, talmente e profondamente radicate da assomigliarti tantissimo, come se quel virus prendesse persino le tue sembianze.

SEI TU IN FONDO!

Poveri alunni, malattia professionale.

Ma vediamo un po’ in cosa consiste l’alunnite e come possiamo combatterla.

Il prof. dice: <mi raccomando non copiate, non è il voto quello che conta……> L’alunno pensa: < se……..> e ovviamente scopiazza.

Il  prof. dice: <al teatro c’è un grande spettacolo che vale la pena vedere> La prima cosa che l’alunno chiede è:< In quale giorno?> Alla risposta del prof  fa un veloce calcolo mentale e pensa a quali materie eviterebbe se accettasse e subito risponde si o no a secondo della convenienza.

E ancora il prof dice: < C’è un interessante progetto pomeridiano, vi va di seguirlo?>. L’alunno pensa pressapoco così:< E’ fuori dall’orario scolastico non sono tenuto a seguirlo! Non rinuncerò mai al mio tempo libero.>

E ancora. Il prof cerca di convincere la classe che non bisogna accontentarsi di un voto sufficiente,che invece occorre fare qualche sforzo e provare a fare di meglio.> L’alunno ti guarda con  lo sguardo carico di finto orgoglio, mentre pensa: < Quello che conta di più è prendere sei per essere promosso.>

L’alunnite l’avrete ormai capito è un modus pensandi. Un sorta di sistema operativo per cervelli destinati alla putrefazione, per intenderci.Si comincia a pensare da alunni e si corre il rischio di continuare a pensare da alunni, di diventare alunni, di essere per sempre fottutamente alunni, cercando sempre un buon motivo per non essere altro,forse diversi da se stessi.

L’alunnite non passa da sé sia ben chiaro!

La prendi, la prendi come l’influenza, è quasi fisiologico. Basta frequentare la scuola! Ma non è avere la malattia quello che conta, ma saperne uscire, debellarla l più in fretta possibile.

La maggior parte di coloro che hanno preso l’alunnite guariscono quasi spontaneamente. Nel senso che il mondo del lavoro o dell’Università ti cambiano la vita, il suo ritmo, le sue aspettative le esigenze presenti e quelle che si programmano per il futuro, ma l’alunnite è insidiosa e potrebbe resistere.

Si continua così a pensare che bisogna fare solo l’indispensabile, che non bisogna mai mettersi alla prova, che tutto in fondo si può copiare o che sempre vi è una scorciatoia che ci porta dove vogliamo arrivare o perlomeno da quelle parti.

Così l’alunnite si cronicizza e fa di noi un eterno postulante, in fila per sempre nel tunnel della mediocrità.

Per ulteriore approfondimenti Alunnite, Chi non copia vince

anime,poeti e…alunni

Anche gli alunni hanno un’anima!

Spesso noi insegnanti  non ce ne accorgiamo perché siamo sin troppo abituati a valutarli più che a capirli, per molti di noi sono appunto alunni.

                                                                      E basta.

Quella sull’esistenza dell’anima invece è tra le questioni più antiche ed ovviamente ancora irrisolta. Io sono convinto che l’anima ce l’abbiamo tutti e che molti di noi la usano poco , o per niente.     

                                                L’anima è come un sesto senso,

 un organo speciale, uno strumento di orientamento che si può  ben integrare con quelli che più comunemente usiamo per compiere i nostri passi nella vita.

Avere un’anima vuol dire saper guardare alle cose e agli uomini utilizzando a secondo dei casi un microscopio o un binocolo, osservando le parti più nascoste o lontane, quando nessuno si accorge di essere visto, come fanno in fondo certi poeti che  portano alla luce aspetti sconosciuti del mondo.

                                                                                E

se i poeti hanno un’anima allora anche gli alunni che hanno un anima sono poeti.

Basta fare come faceva uno che in un blocco di marmo già vedeva una scultura, era sufficiente, per così dire eliminare quel tanto di superfluo.

 

Esemplari

Ci sono alunni che piangono troppo facilmente al primo lieve insuccesso ed altri che nn battono ciglio neanche quando sono stati bocciati. In certi casi vorresti mescolarli insieme come sostanze chimiche per ottenere una sapiente miscela di successo formativo. Altre volte invece vorresti liberare le scuole di entrambe le tipologie allo scopo di garantire una migliore evoluzione della specie alunno.

In realtà questi due esemplari delle suddetta specie rappresentano due sentinelle che mettono alla prova la tua professionalità e la tua capacità di gestire la relazione educativa e nn con la classe.

Ti dicono: < siamo casi!> Diffusi per giunta. 20090908-scuola

Vengono a dirci, cioè che c’è da lavorare ben oltre l’orario di servizio, l’aula, l’edificio scolastico. Ma bisogna calarsi nel profondo della psicologia individuale e cogliere le dinamiche di un’adolescenza che sempre ci sfida.

Anche quando ti viene voglia di invocare una severa e irreversibile selezione della specie.

Un saluto a questo tipo di alunni e ad una in particolare della III B.

I fratelli Canzanella

I due fratelli Canzanella sono perfettamente simmetrici e complementari. Barba incolta l’uno barba incolta l’altro. Felpa e cellulare nella mano.. felpa e cellulare nella mano. Entrambi disperati, senza lavoro, dichiarano che questa licenza media è la loro ultima spiaggia. Nn so quale posto di lavoro li sta già aspettando grazie a questo ambito titolo di studio.

Guardandoli nn si può fare a meno di provare un brivido di incertezza e di paura. Insieme.

8852016I fratelli Canzanella sanno bene organizzarsi e hanno creato una temibile macchina da scuola. L’uno porta il quaderno a quadretti e l’altro a righi ; uno se lo infila nella tasca posteriore destra dei pantaloni e l’altro in quella sinistra,come due pistoleri si muovono a passi lenti e misurati. Nn si siedono mai vicini, ma l’uno in una fila di banchi e l’altro in quella accanto.

Quello più giovane predilige la matematica; l’altro, che sembra di qualche anno più grande, preferisce l’italiano. Ovviamente si tratta di preferenze generiche, di affabulazioni poichè l’uno a dire il vero sa scrivere, l’altro, come c’era da aspettarsi , sa solo leggere.

*

Licenze poetiche

Sorridono pensando all’impresa.

Nn è mai troppo tardi nella mia scuola di quest’anno.

Così due ragazzi dominicani partono adesso per raggiungere tra poco più di un mese il sospirato traguardo della licenza media.

Con la benedizione della preside.

L’indifferenza di qualche collega.

Il mio celato scetticismo.

Sono disposti a qualsiasi sacrificio, a frequentare tutti i i giorni anche dalla mattina alla sera, se è necessario.

sapientiSono allegri e scanzonati.

Come la maggior parte dei latino americani nascondono i loro drammi con sapiente ironia.

Dopo la licenza media vorrebbero prendere una qualifica di elettricista.

Con tanta energia, grinta e ottimismo riaccenderebbero di speranza questa città.

Leggendo i loro compiti faccio fatica a capire.

Ci sono troppe licenze poetiche.

Una scarsa proprietà di linguaggio direbbero quelli più pignoli.


Penso che mai una licenza media sia valsa tanto.


Buona Pasqua a tutti