Il patto scellerato

         Quando l’abbiamo visto rinunciare a partecipare direttamente alle prossime elezioni in fondo un po’ di simpatia per lui ci ha attraversato la mente, e forse qualcuno tra quelli d’animo buono ha pensato persino alla possibilità di concedergli l’onore delle armi.

E’ da tempo che le posizioni concilianti di Berlusconi verso la politica di Monti sembravano rassicurare gli oppositori e accompagnare il parlamento verso una serena fine legislatura. Tuttavia quelli che invece giudicavano il passo indietro di Berlusconi più malignamente come la quiete che precede la tempesta tendevano ad interpretare l’atteggiamento del Cav  come una tregua forzata in attesa degli eventi giudiziari più importanti che lo vedono coinvolto e non già come una saggia posizione dettata da un superiore senso dello stato che anche personaggi come Berlusconi nel fondo di se stessi possono ancora nutrire.

 La conferenza stampa di sabato sera trasmessa in tv ha confermato ovviamente l’ ipotesi peggiore: si trattava proprio di una tregua che la sentenza di Milano ha traumaticamente spezzato. La prevedibilità di Berlusconi  sul fronte politico è arcinota ai suoi stessi alleati che spesso l’ hanno ritenuta il vero tallone d’Achille di tutto quanto il movimentoe difatti quest’ ultima mossa sembra confermare la tesi che lo vede come un potente in balia dei propri impulsi, piuttosto che un avveduto uomo politico che sa misurare le parole e le azioni.

E così sabato sera la tv ci ha consegnato un Berlusconi in preda al rancore  e animato da un senso di vendetta che addirittura lo potrebbe portarlo a ritirare la fiducia al governo Monti e rigettare l’Italia nella spirale della speculazione finanziaria, nonostante gran parte degli italiani siano stati ridotti in miseria dalle tasse e dalle riforme necessarie per salvarci dall’abisso.

Le motivazioni che egli ha addotto sono addirittura ridicole nel contesto degli ultimi eventi, Berlusconi ci propone davanti alle telecamere,in coppia con il suo fido avvocato nonché parlamentare, con quella faccia livida e segnata e la fronte bassa dell’animale che si sente in trappola, i risultati di un’analisi sull’operato del governo Monti e conclude che questo governo dei tecnici ha portato l’economia italiana in recessione e ha fatto di noi un paese succube della Germania dell’odiata Merkel. Temi populisti già sbandierati  da mesi da quelle forze politiche sia antagonista che politicamente vicine al partito di Berlusconi. Grillo,Di Pietro,ma soprattutto la Lega verso la quale le dichiarazioni del Cav. sembrano nuovamente far convergere il suo partito dopo il benservito che il PDL gli consegnò all’indomani della dichiarazione di appoggio incondizionato al governo tecnico.

Il quadro sembra chiaro e foriero di ulteriori conferme nei prossimi giorni, Berlusconi credeva infatti che il suo ritiro dalla politica attiva e la fiducia data a Monti dal suo partito e di riflesso allo stesso Napolitano, inconfondibile deus ex machina di tuta quanta l’operazione, lo avrebbero in cambio messo al riparo dall’operato di quei  solerti giudici di Milano le cui ostinate indagini stavano mettendo seriamente in pericolo la sua stessa persona e il destino delle aziende di sua proprietà.

Qualcosa è però andato storto. Il punto è questo!

Le dimissioni di Berlusconi e del precedente governo furono il risultato di un patto politico scellerato tra le più alte sfere dello stato e il medesimo che garantiva il suo appoggio all’esecutivo di Monti e alle sue riforme in cambio di una sorta di velata immunità che gli permetteva di salvare se stesso e le sue aziende dal tracollo?

Fu questo il risultato del colloquio che si tenne al Quirinale tra Berlusconi,Monti e Napolitano al quale seguirono le immediate dimissioni del Berlusca inquel memorabile dodici novembre dell’anno scorso?

Possiamo spiegarci  in questo modo la rabbia e le minacce del cavaliere contro Monti, forse colpevole di non aver varato qualche leggina che gli salvasse nuovamente il culo ?

Secondo me siamo di fronte all’ennesimo patto scellerato tra i massimi rappresentanti dello stato ai quali gli storici saranno tenuti a dare la giusta risonanza più di quanto possa fare io con questo umile scritto.

Bye bye consumismo

Da questa crisi non si uscirà mai più! Non è una maledizione, ma il frutto di un modesto ragionamento. Ciò che chiamiamo crisi è a mio avviso un cambiamento strutturale che investendo prima la finanza internazionale, e successivamente l’ economia reale hanno  infine stravolto completamente le prospettive della nascente Unione Europea che si trovava a gestire una quantomeno complessa fase di passaggio ed integrazione tra le varie realtà dei paesi che la compongono. L’adozione dell’euro  ha stravolto l’economie di molti stati europei creando una distorsione tra potere d’acquisto e valore della moneta, lasciando così lo spazio ad un’inflazione che ha toccato punte superiori al 70%.

 In paesi come L’Italia il cambio euro/lira è risultato del tutto squilibrato e fuori controllo e di conseguenza ci siamo trovati a fare i conti con una moneta che difatti vedeva ridotto il proprio valore d’acquisto di quasi la metà. Pensiamo ad.es. al valore degli immobili che al momento del cambio fra le due monete  è letteralmente raddoppiato. Quello che costava mille lire è passato ad un euro, e tutto si è svolto nell’assurdo e inspiegabile silenzio delle autorità. In breve il tempo ha fatto il resto, ha creato l’uso e la consuetudine e man mano l’intero mondo economico si è abituato, operando un concambio tacitamente e vergognosamente accettato.

 E’ vergognoso anche il fatto che in pochi hanno avuto il coraggio di parlare apertamente sulla questione e dire chiaramente che il problema era ed è soprattutto nella caduta del potere d’acquisto della moneta dopo l’introduzione dell’euro.

 Questa crisi infatti si poteva verosimilmente prevedere già da allora, ma una strana euforia, una forma di cecità ci ha portato a vivere i primi anni dall’introduzione della moneta unica senza un’adeguata riflessione, forse nell’inconscio tentativo di mantenere lo stile di vita al quale ci eravamo abituati.

 La crisi internazionale, partita da lontano,  ha minato seriamente l’economie di quei paesi , come il nostro, che hanno vissuto gli ultimi  trenta quarant’anni nettamente al di sopra delle proprie possibilità e che l’introduzione dell’euro faceva già oltremodo vacillare. Se la crisi è stata la spallata, siamo come caduti indietro nel tempo. Il Welfare è quasi smantellato, le pensioni di cui godranno le nuove generazione sono state fortemente ridimensionate dall’introduzione del sistema contributivo e l’innalzamento dell’età pensionabile, poi l’aumento delle tasse, la riduzione sempre più profonda del potere d’acquisto dei salari stanno accelerando la crisi del ceto medio sempre più soffocato dalle rate del mutuo e dalla mancanza di prospettive.

 Chi si aspetta che finita la crisi, questo tipo di situazione magicamente muterà si sbaglia di grosso. Piano piano si affermerà un nuovo modello di vita basato su meno risorse a disposizione per ognuno e su un livello di vita nettamente più basso.

Forse senza dirlo apertamente stiamo già voltando  definitivamente le spalle all’epoca del consumismo.

 

                                                  Che sia un bene??


prigionieri

Non ho mai fatto del moralismo su questo blog. Un po’ per carattere, per personale concezione della vita e un po’ perchè non voglio che gli alunni mi considerino un benpensante nell’accezione banale o ambigua del termine. Eppure chiunque ragioni sui fatti di corruzione e malgoverno che stanno accadendo in Italia,  anche solo marginalmente, non potrà non sentirsi chiamato in causa se non altro per il semplice fatto che vuoi o non vuoi apparteniamo comunque a questo paese del quale, come figli, condividiamo una parte del DNA.


Ecco,sarà colpa della stampa, delle stesse aziende, di un mondo che va comunque nella stessa direzione ci cadesse pure sopra un enorme meteorite,io però in certi casi non posso fare a meno di sentirmi come quel prigioniero nella caverna di cui parla Platone che guardando le ombre all’esterno pensa che quello sia veramente il mondo.

Haimè oggi ho proprio paura che questa stupida Italia che si vede nella  foto sia veramente il mio paese.

Leggi un articolo  sull’evento:   E’ il giorno di iPhone 5, code ai negozi
Apple-fan in attesa: “Ne vale la pena”

Quando un dittatore si sente padrone assoluto

Gheddafi non molla ed è disposto a morire anziché lasciare il paese in mano agli insorti. Qualcuno cui serve far propaganda interpreterà la decisione del rais come un segno di coraggio, altri invece guarderanno il gesto come quello di chi è convinto di lottare per una giusta causa, nel caso di Gheddafi si tratterebbe di difendere i principi di una rivoluzione iniziata nel 1969 con la deposizione del re Idris.

In realtà, non vedo dietro l’ostinazione di Gheddafi principi da difendere né legittimi interessi di una parte del popolo che ancora muore per lui, vedo invece quell’egoistico e cieco  attaccamento del padrone alla sua roba, consistente in cose, mezzi e persone. Un dittatore ancora oggi è mosso dallo stesso principio che animava i sovrani medioevali, convinti non solo che il loro potere discendesse direttamente da Dio al quale solo dovevano render conto, ma che gli appartenesse, per volontà dello stesso, anche l’ultima zolla di terra del proprio regno, nonché la vita stessa di ogni suddito.Si tratta della sopravvivenza dello Ius Quiritium, il diritto più antico dei romani, strettamente connesso con la religione e rivelato dai pontefici, che nessuna democrazia potrà mai cancellare dalle menti malate di uomini come Gheddafi.

Ora il rais è solo rinchiuso in qualche buco non lontano da casa sua, intorno al lui ci saranno i figli, la moglie gli uomini che gli sono più riconoscenti insieme a qualche tonnellata di oro e un aereo pronto a decollare.Non mancheranno certo quadri e sculture raffiguranti il dittatore. Simboli del potere e proprietà, cose uomini e mezzi che gli appartengono come gli appartiene l’ultima goccia di sangue di chiunque si dichiari pronto a servirlo fino all’ultimo, in nome di un diritto che affonda le sue origini nella notte della storia, un tempo in cui la vita e la morte di un uomo erano nelle mani di alcuni, come Gheddafi, Assad, ed altri che ancora ci degnano della loro presenza.   

Prove di democrazia

             ovvero sulle recenti elezioni comunali   


Da diversi anni la democrazia in Italia non appariva più in buona salute e forse molti già pensavano che, un po’ alla chetichella, se ne fosse già andata. Le elezioni che si sono concluse ieri con i ballottaggi hanno invece dimostrato che la la democrazia italiana è ancora viva e vegeta e che la sovranità popolare non è solo un concetto da manuale. Il popolo è sovrano quando in barba a tutte le promesse, alle televisioni e ai loro programmi, alle beffe e agli spergiuri, alle intimidazioni e alle suggestioni, pronuncia  un secco: NO! Io voto per chi mi pare!! Lo fa però con stile garbato e quell’inconfondibile fair play che distingue gli elettori anglosassoni.

La democrazia è viva fino a che il popolo dice la sua in maniera netta e incontrovertibile, come hanno dimostrato di saper fare gli elettori di Milano,ma soprattutto di Napoli. Su questi ultimi, però, voglio soffermarmi. Non credevo che i napoletani riuscissero a sfuggire al canto delle sirene della destra e non da meno della sinistra, intendendo la sinistra uscente, quella pidiessina.

Il vota plebiscitario a De Magistris spiazza tutti, apre le porte della città non solo ad un vento nuovo, ma dimostra, come non mai, che la democrazia è roba che non si vende, né ai potenti e ai malvagi, né agli incantatori.

A proposito di scarpe

Nel post di ieri ho preferito evitare di trattare anche questo aspetto, diciamo così, storico relativo all’utilizzo delle scarpe per usi diversi rispetto a quello principale. Nn ho voluto così appesantire il discorso, perchè ,come tutti sapranno ormai, i miei giovani lettori (ammesso che ce ne siano ancora) nn amano leggere per lungo tempo, preferendo le immagini e i video accompagnati da frasi brevi, concetti sintetizzati e senza argizogoli. Nn li biasimo, neanche a me sono mai piaciuti quelli che scrivono per autocompiacersi o i ridondanti  ( che nn è una parolaccia)per carattere .

Dicevo che, un paio di scarpe lanciate dal nostro eroico giornalista arabo 168122-Bushhanno segnato la fine dell’era Bush, (ammesso che nn combini qualche altro guaio proprio in questi ultimi giorni), scarpe come si è visto che per sfortuna(nostra!) nn lo hanno colpito, ma che hanno avuto l’effetto di siglare pittorescamente l’ altrettanto pittoresco discorso di commiato di Bush ai poveri soldati in Iraq.

Torniamo però di corsa alle scarpe dicendo subito che c’è un’altra occasione in cui hanno avuto un ruolo da protagonista nelle vicende storiche.

Il protagonista fu allora, Nikita Kruscev, segretario del partito comunista dell’Unione Sovietica, e successore di Stalin. E’ passato alla storia perchè denunciò gli orrori della grande purga staliniana e alzò alle stelle il prezzo della vodka. Fu lui che prese la decisione di far rientrare le navi sovietiche cariche di missili nucleari in rotta verso Cuba, evitando così la terza guerra mondiale. Un evento che fa ancora venire i brividi.

krushchev-boot L’episodio invece che vide le scarpe protagoniste fu quello che si svolse il 12 ottobre 1960, 902° incontro della 15^ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i delegati discutono la “Dichiarazione sulla concessione dell’indipendenza ai paesi ed ai popoli coloniali” presentata
dall’URSS.

Per contestare l’intevento dell’allora presidente di turno delle Nazioni Unite, Kruscev si tolse una scarpa e minacciò di lanciargliela contro. Ripetè il gesto contro durante l’intervento di Francis Wilcox, assistente del Segretario di Stato americano.

Le foto fecero il giro del mondo e sono rimaste nella storia, proprio  come vi resteranno le scarpe del giornalista iraqueno e quel volto tristemente sorridente del misero Bush.

Saluti a tutti gli alunni assenti

Questo video lo dedico a Mr President G. W. Bush

Addio Bush

Uno dei peggiori presidenti in assoluto nella storia degli Stati Uniti se ne sta andando. Noi speriamo che lasci la presidenza senza fare ulteriori danni il che nn è un dato del tutto sicuro.

Il suo successore ha già trovato un’America in ginocchio, nn è detto che ce la farà, in tempi brevi, a risollevarne le sorti.

Bush intanto si sente un specie di eroe al punto tale che va in Iraq a salutare le truppe, come un vero comandante.

Credo che abbia ricevuto più bestemmie che onori, ma si sa i soldati sono soldati, rischierebbero la corte marziale.

Qualcuno però ha avuto il coraggio di dirgliela tutta e il suo gesto resterà nella storia. Che Dio lo aiuti e Allah sia grande.

Così il giornalista iracheno che ha scagliato le sue scarpe contro il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, atto visto come un enorme insulto, è diventato improvvisamente famoso in Iraq.

Il giornalista televisivo Muntazer al-Zaidi, sciita, che era già finito una volta sui giornali per essere stato rapito per breve tempo nel 2007 da un uomo armato sconosciuto, ha detto di provare rabbia nei confronti di Bush per le migliaia di iracheni morti dall’invasione nel 2003 delle forze guidate dagli Usa.

Zaidi è stato arrestato oggi dal governo iracheno, che lo accusa di aver compiuto un “atto vandalistico”.

Il canale televisivo indipendente per cui lavora, al-Baghdadiya television, ha chiesto il suo rilascio, mentre manifestazioni in suo sostegno sono state organizzate anche a Sadr City a Baghdad, a Bassora, roccaforte meridionale sciita, e nella città santa di Najafa, dove alcuni dimostranti hanno lanciato scarpe contro un convoglio Usa.

“Grazie a Dio l’atto compiuto da Muntazer riempie gli iracheni d’orgoglio”, ha detto a Reuters Television suo fratello, Udai al-Zaidi, chiedendo che il governo lo rilasci.

“Sono sicuro che molti iracheni vorrebbero fare quello che ha fatto Muntazer. Lui diceva sempre agli orfani che avevano perso il padre che la colpa era di Bush”.

Zaidi ha urlato a Bush “questo è un addio dal popolo iracheno, cane”, durante una conferenza stampa in cui il presidente degli Usa, in una visita inattesa di addio a Baghdad, stava incontrando il primo ministro Nuri al-Maliki.

Ecco il bel video degli ultimi anni, si dovrebbe mostrare in tutte le scuole.